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OPERAZIONE BOTTOM-UP, la parola alle imprese per sconfiggere la crisi. L’associazione CNA Gallura in ascolto di 361 imprenditori della provincia.
Venerdì 18 Giugno 2010 09:59    PDF Stampa E-mail

DSC_0021Un’operazione inedita e innovativa, mai fatta in Sardegna, che mette insieme ricerca economica, tecnica statistica, competenze relazionali e il mondo partecipativo del web 2.0, per intendersi social network come Facebook e blog di discussione come quello che due anni fa consacrò Barack Obama 44° presidente degli Stati Uniti d’America.

Per sconfiggere la crisi servono nuove idee per tornare a crescere: CNA Gallura ha così deciso di puntare su quella metodologia integrata e di applicarla al patrimonio di esperienze di ogni settore produttivo. 361 piccoli e medi imprenditori (di cui solo il 33% artigiani) in rappresentanza statistica delle 18.500 imprese attive della provincia di Olbia-Tempio verranno intervistati uno ad uno nel corso dei prossimi tre mesi. Lo scopo è raccogliere “dal basso” (bottom-up) indicazioni, opinioni e proposte che, sintetizzate e ponderate, diverranno istruzioni di lavoro per la classe dirigente del territorio. Da lunedì 21 giugno, viene anche aperta la discussione a tutti su un blog dedicato al progetto e visibile a questo indirizzo  http://cnagallura.bottom-up.it.

Le imprese, vivendo soprattutto di informazioni, competenze e rapporti di lavoro tra persone, sono infatti un giacimento formidabile di conoscenze da valorizzare, proprio per scoprire e costruire nuove opportunità. Sulla base di questa idea forte, ribadita pochi giorni fa durante i lavori dell’ultima edizione del Festival dell’Economia di Trento, gli artigiani e i dirigenti della CNA Gallura hanno deciso di rivolgersi direttamente agli altri colleghi imprenditori per mettere a punto e condividere idee e modi utili a sconfiggere una crisi strutturale sempre più grave, alla quale istituzioni e politiche tradizionali non sembrano ancora in grado dopo ben due anni di dare risposte efficaci. In pratica c’è l’aspettativa e la necessità che contenuti inediti orientino anche una politica intesa come altruismo, innovazione e merito, al posto di promesse di finanziamenti pubblici non più ricevibili.

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Leggi tutto... Ultimo aggiornamento ( Venerdì 18 Giugno 2010 13:02 )
 
I numeri del turismo enogastronomico in Italia: Toscana al primo posto
Giovedì 08 Aprile 2010 18:00    PDF Stampa E-mail
Tra tutti i turismi quello enogastronomico è certamente una “nicchia” capace di fare grandi numeri e di crescere tanto e nel giro di poco tempo. Ne 2008 si calcolavano circa 4 milioni di turisti eno-gastronomici divenuti nel 2009 ben 6,5 milioni. Complessivamente si stima però che almeno 30 milioni di turisti nazionali e 20 milioni di turisti stranieri abbiamo viaggiato in Italia mossi da motivazioni e interessi legati all’offerta enogastronomica. Il giro d’affari è stimato tra i 3 e i 5 miliardi di euro.
Tra le top destination del turismo enogastronomico spicca (manco a dirlo!) la Toscana che intasca il 44% delle preferenze dei turisti enogastronomici, seguita con notevole distacco dal Piemonte (20% delle preferenze), Veneto (13%) Umbria (9%) e Puglia (7%).
Sorprende l’assenza dell’Emilia-Romagna tra le prime cinque regioni che pure sul turismo enogastronomico ha tanto di buono da offrire e da dire essendo la prima regione italiana per numero di prodotti DOP e IGP (26 contro i 19 della Toscana).
Questi e altri dati sono consultabili e scaricabili in questa scheda statistica dedicata al turismo enogastronomico in Italia con un focus di approfondimento sulle Regioni del centro nord: Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Umbria.
Le fonti sono sempre citate e dove possibile è segnalato anche il link.
Tra tutti i turismi quello enogastronomico è certamente una “nicchia” capace di fare grandi numeri e di crescere tanto e nel giro di poco tempo. Nel 2008 si calcolavano circa 4 milioni di turisti eno-gastronomici divenuti nel 2009 ben 6,5 milioni. Complessivamente si stima però che almeno 30 milioni di turisti nazionali e 20 milioni di turisti stranieri abbiamo viaggiato in Italia mossi da motivazioni e interessi legati all’offerta enogastronomica. Il giro d’affari è stimato tra i 3 e i 5 miliardi di euro. (Osservatorio sul turismo del vino, Censis Servizi Spa 2009-2010)
Tra le top destination del turismo enogastronomico spicca (manco a dirlo!) la Toscana che intasca il 44% delle preferenze dei turisti enogastronomici, seguita con notevole distacco dal Piemonte (20% delle preferenze), Veneto (13%) Umbria (9%) e Puglia (7%).
Sorprende l’assenza dell’Emilia-Romagna tra le prime cinque regioni che pure sul turismo enogastronomico ha tanto di buono da offrire e da dire essendo la prima regione italiana per numero di prodotti DOP e IGP (26 contro i 19 della Toscana).
Questi e altri dati sono frutto di nostre ricerche ed elaborazioni basate su diverse fonti e rapporti di ricerca.La scheda statistica completa comprende i dati a livello nazionale e un approfondimento sul turismo enogastronomico delle Regioni del centro nord: Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Umbria.
Le fonti sono sempre citate e dove possibile è segnalato anche il link.

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Sviluppo 2.0. Uscire dal tunnel della crisi? Dipende da ciascuno di noi.
Giovedì 11 Marzo 2010 20:00    PDF Stampa E-mail
(Seconda parte)
Nonostante un contesto reso molto difficile dagli effetti della crisi dei subprime esplosa a metà 2008, non ci si accanisce pubblicamente a discutere di idee di futuro, di proposte di rilancio, di scelte per la ripresa, così come nessun soggetto che faccia parte della cosiddetta “classe dirigente” si mette in discussione o rivede umilmente posizioni ed errori che con tutta evidenza sono stati commessi, seppure in buona fede.Per la stessa resistenza frapposta al riconoscere quegli sbagli, non sono promossi luoghi fisici o virtuali nei quali il confronto focalizzi le esigenze degli operatori economici rendendoli partecipi di fattori decisionali sostanziali. All’opposto, sembra prevalere una delega senza vincoli ai soggetti ufficiali della concertazione, in modalità distanti e dissociate da bisogni, esperienze e conoscenze dei vissuti di imprese e di mercato, quanto da qualsiasi utile verifica di pubblico interesse.
Questa assenza di progettualità, confronto e trasparenza è lo svantaggio più oneroso e pesante per i soggetti orientati al mercato, perché non coinvolge e prevarica procurando ulteriori errori ed inefficienze il cui prezzo diretto o indiretto è sempre a carico degli esclusi. E’ inoltre concausa dell’incertezza anche per l’inconsistenza di un ragionamento necessariamente condiviso di analisi strategica. E’ in pratica un nega-modello che alimenta la cultura della sfiducia per via della mancanza di qualunque azione di ascolto esteso e strutturato, rappresentativo e significativo, degli operatori economici e dei cittadini.
In ragione di questo contesto, ciascun soggetto imprenditoriale fa i conti con alcune domande fondamentali, le cui risposte sono ormai pregiudiziali all’efficacia stessa dei provvedimenti più immediati o degli interventi attesi a medio termine:
- Che paese/regione/territorio vogliamo essere tra dieci o vent’anni? In quale modo, con quali risorse e partner?
- Come e con chi possiamo produrre innovazione continuativa e fare del cambiamento duraturo in cui siamo immersi un’opportunità anziché una minaccia?
- Perché e in che modo ridare senso all’impegno imprenditoriale? Come tornare a favorire neo impresa innovativa e costruire nuovi scenari e occasioni per giovani e donne?
- Quali modifiche prioritarie sono necessarie alle politiche fiscali, dell’education, del welfare o del turismo per rilanciare l’azione d’impresa e l’economia del territorio? E in particolare come orientare un’offerta formativa più corrispondente all’evoluzione delle sfide economiche?
- E analogamente, quali scelte strategiche e di governance vanno fatte per ridare efficienza, redditività e utilità territoriale alle maggiori infrastrutture di cui dispone il territorio (per esempio
- porto di Ravenna, aeroporti di Forlì e di Rimini), anche per generare tramite tali scelte nuove risorse che ne sostengano la modernizzazione?
- In che modo ricostruire spirito d’iniziativa individuale e allo stesso tempo spirito di comunità interindipendente che, nel tempo, possono essere le maggiori garanzie anticliche di un sistema territoriale competitivo?
- E infine, visto che le scelte di rilancio economico e sociale dei maggiori paesi del mondo ha intrapreso in modo deciso la direzione di marcia della combinazione tra internet e nuove tecnologie sostenibili, quali policy pubbliche e private diventano necessarie per essere parte del “nuovo mondo” o della cosiddetta “economia del web”?
Come in una sorta di Paese delle Meraviglie, Alice alias i sistemi economici territoriali possono rispondere a questi interrogativi e al bisogno di uscire dal tunnel della crisi se si concentrano sulle spinte dal basso e sulla forza del web. Imprese e persone sono infatti soggetti di rete e in quanto tali depositari di esperienze uniche e conoscenze interconnesse. Aumentando partecipazione e condivisione, il processo di intelligenza collettiva che ne deriva spinge analisi e confronto oltre il tunnel della crisi della vecchia economia top-down e permette di anticipare idee e risposte nei confronti dell’unica certezza per ora disponibile, la continuità delle turbolenze.
Servono pertanto progetti, programmi e iniziative di “Sviluppo 2.0” perché solo così vengono eliminati i vecchi “steccati”. Solo così vengono costruiti “ponti” di confronto in grado di unire esperienze diverse e “piattaforme” reali e virtuali capaci di migliorare collaborazione, visione e senso di appartenenza in un contesto necessariamente plurale e glocale
Giuseppe Giaccardi
(Seconda parte)
Nonostante un contesto reso molto difficile dagli effetti della crisi dei subprime esplosa a metà 2008, non ci si accanisce pubblicamente a discutere di idee di futuro, di proposte di rilancio, di scelte per la ripresa, così come nessun soggetto che faccia parte della cosiddetta “classe dirigente” si mette in discussione o rivede umilmente posizioni ed errori che con tutta evidenza sono stati commessi, seppure in buona fede.Per la stessa resistenza frapposta al riconoscere quegli sbagli, non sono promossi luoghi fisici o virtuali nei quali il confronto focalizzi le esigenze degli operatori economici rendendoli partecipi di fattori decisionali sostanziali. All’opposto, sembra prevalere una delega senza vincoli ai soggetti ufficiali della concertazione, in modalità distanti e dissociate da bisogni, esperienze e conoscenze dei vissuti di imprese e di mercato, quanto da qualsiasi utile verifica di pubblico interesse.
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Leggi tutto... Ultimo aggiornamento ( Lunedì 10 Maggio 2010 15:11 )
 
Sviluppo 2.0. Che cosa c’è nel tunnel della crisi della vecchia economia top-down.
Giovedì 11 Marzo 2010 19:30    PDF Stampa E-mail
Sviluppo 2.0
Che cosa c’è nel tunnel della crisi della vecchia economia top-down.
(parte 1_continua)
Negli ultimi quindici anni il PIL italiano è cresciuto meno della metà della media di quello degli altri paesi OCSE. Dal 2000 al 2009 il PIL dell’Emilia-Romagna, che ha avuto performance migliori di quelle nazionali, è comunque diminuito rispetto al decennio precedente. Che succederà adesso dopo due anni di crisi subprime?
A inizio 2010, le province di Ravenna e Forlì-Cesena, che fino all’anno scorso hanno primeggiato nelle classifiche nazionali per qualità di vita, hanno insieme circa 16 mila lavoratori in cassa integrazione a zero ore nel solo comparto manifatturiero. Nella confinante provincia di Rimini alcune delle maggiori imprese manifatturiere hanno dovuto sospendere le attività e nonostante la relativa tenuta dell’economia turistica, la percentuale dei disoccupati è raddoppiata in un anno.
Il turismo, che pesa mediamente quasi il 20% del PIL nazionale e regionale e che agisce in un contesto mondiale in crescita grazie al web, vede paradossalmente il booking on-line www.visit-emiliaromagna.com penalizzato dalla presenza di soli 400 operatori rispetto alle oltre 4.000 imprese ricettive della regione. Problemi normativi si dice, dovuti alla “vecchia” legge regionale n°7 del 1998 che ha strutturato i “club di prodotto” e governato la promo-commercializzazione senza coinvolgere però la maggioranza del tessuto delle imprese. Perché allora le norme non sono state riviste adeguandole all’evoluzione dell’economia turistica?
Nel centro-nord Italia, Emilia-Romagna compresa, luoghi di tradizionale e fiorente natalità imprenditoriale, il rapporto tra nuove imprese e società che hanno cessato l’attività (cioè il tasso di sviluppo imprenditoriale) è negativo da ormai tre anni. Il cosiddetto “popolo delle partite Iva”, il fenomeno sociale dell’auto-impiego e della neo-impresa che ha caratterizzato la bottom-up economy italiana dal ’90 al 2005 circa, è in ritirata a causa anche di scelte ottuse, antistoriche e disincentivanti compiute da tutti i governi, nessuno escluso. Eppure in molti posti del mondo, i nuovi mestieri nati per effetto del web tirano la ripresa e il rilancio di aziende, grandi, medie e piccole, quando non le inventano tout-court. Perché i co-attori pubblici e privati della concertazione non sono intervenuti e non hanno costruito le condizioni per nuovi lavori e nuove opportunità?
In tutto il paese gli investimenti infrastrutturali sono bloccati. Quelli locali per effetto perverso del Patto di Stabilità, quelli nazionali a causa del dominio esclusivo della policy delle emergenze. Nel frattempo la retorica di sostegno al credito per le PMI ha generato un’inappellabile selezione darwiniana verso un numero purtroppo crescente di imprese. Gli unici soggetti “a rischio protetto” sono banche e banchieri. La questione, come si può intuire, è doppiamente di natura sociale, ma il vantaggio garantito a costoro a discapito di altri soggetti non è incostituzionale? Commissioni parlamentari, Autority, associazioni d’impresa o dei consumatori però tacciono.
I pur considerevoli investimenti pubblici e comunitari dei POR-formazione (professionale, continua e alta specializzazione post lauream) non sono stati sufficienti neanche in Emilia-Romagna a invertire una tendenza sociale sempre più sfavorevole: per i lavoratori dipendenti che restano senza prospettive a 50 anni; per quelli autonomi che non dispongono di policy di sostituzione di mestieri e reddito né a livello settoriale nè associativo; per giovani e donne che scontano ancora un deficit di genere con il tasso di inoccupazione più alto dell’Unione Europea. Davvero questi risultati un po’ tristi dovrebbero appartenere alla categoria dell’imponderabile?
Lo stesso fenomeno del web, che nei paesi anglo-sassoni e nord europei cresce a tassi esponenziali presentando investimenti pubblicitari superiori a quelli sui media tradizionali, in Italia è prevalentemente trascurato quando non osteggiato dai pubblici poteri: non solo in fatto di policy verso l’utenza sociale con ripetuti tentativi di condizionamento normativo o sentenze dei Tribunali che sembrano di origine putiniana, ma soprattutto per l’assenza di scelte e risorse a favore di ricerca e innovazione tecnologica, nella combinazione ad esempio tra nuove tecnologie internet e principali asset del Made in Italy e delle produzioni caratteristiche. Probabilmente il non-controllo connaturato a internet intimorisce i decisori locali e nazionali? Oppure costa fatica studiare, capire e confrontarsi?
(Continua…)
Giuseppe Giaccardi
terremoto(parte 1_continua qui)
Negli ultimi quindici anni il PIL italiano è cresciuto meno della metà della media di quello degli altri paesi OCSE. Dal 2000 al 2009 il PIL dell’Emilia-Romagna, che ha avuto performance migliori di quelle nazionali, è comunque diminuito rispetto al decennio precedente. Che succederà adesso dopo due anni di crisi subprime?
A inizio 2010, le province di Ravenna e Forlì-Cesena, che fino all’anno scorso hanno primeggiato nelle classifiche nazionali per qualità di vita, hanno insieme circa 16 mila lavoratori in cassa integrazione a zero ore nel solo comparto manifatturiero. Nella confinante provincia di Rimini alcune delle maggiori imprese manifatturiere hanno dovuto sospendere le attività e nonostante la relativa tenuta dell’economia turistica, la percentuale dei disoccupati è raddoppiata in un anno.
Il turismo, che pesa mediamente quasi il 20% del PIL nazionale e regionale e che agisce in un contesto mondiale in crescita grazie al web, vede paradossalmente il booking on-line www.visit-emiliaromagna.com penalizzato dalla presenza di soli 400 operatori rispetto alle oltre 4.000 imprese ricettive della regione. Problemi normativi si dice, dovuti alla “vecchia” legge regionale n°7 del 1998 che ha strutturato i “club di prodotto” e governato la promo-commercializzazione senza coinvolgere però la maggioranza del tessuto delle imprese. Perché allora le norme non sono state riviste adeguandole all’evoluzione dell’economia turistica?
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Leggi tutto... Ultimo aggiornamento ( Venerdì 18 Giugno 2010 11:05 )
 
Strategia, marketing e comunicazione per il turismo: nasce l’Albergo Diffuso Mannois
Giovedì 11 Marzo 2010 09:34    PDF Stampa E-mail
Strategia, marketing e comunicazione per il turismo: nasce l’Albergo Diffuso Mannois
A Orosei apre il  primo albergo diffuso della Provincia di Nuoro. Parole d’ordine: turismo all season, autenticità, tipicità  e valorizzazione del borgo storico.
Fra qualche giorno anche la provincia di Nuoro avrà il suo primo albergo diffuso. Si chiama Mannois, nasce per iniziativa di un imprenditore di Orosei, già titolare della Progetto Casa Immobiliare Srl e sarà il sesto albergo diffuso della Sardegna:  una struttura ricettiva “orizzontale”, con camere  dislocate in diversi immobili presenti in un centro storico caratteristico.
Lo Studio Giaccardi & Associati da oltre un anno lavora al fianco del management per definirne le linee guida strategiche, il piano di marketing,  il piano di comunicazione e la promozione sul web.
L’albergo diffuso Mannois  di Orosei dispone di 21 camere e 44 posti letto suddivisi in tre immobili  assisiti da un funzione di reception ospitata nell’immobile centrale, un’antica corte situata nel cuore di Orosei. Il legame con il passato e l’identità del territorio già valorizzato da un attento e accurato recupero architettonico è  sottolineato anche dal nome dell’albergo: Mannois” nel dialetto locale significa infatti “Antenati”.
La nuova struttura turistica tutta votata a valorizzare un modello di ospitalità fondato su identità,  tipicità e autenticità si prepara a promuovere un territorio che ha molte risorse per emozionare  e attrarre i turisti più esigenti. Quelli ad esempio che non si accontentano degli standard tradotti in stelle ma preferiscono la personalizzazione, quelli che non si accontentano di visitare un borgo ma lo vogliono vivere, quelli che pur senza conoscere la teoria del “non luogo” di Augè si tengono ben lontani da residence, animazioni, colazioni preconfezionate e spettacolini folcloristici a misura di turista.  Insomma i clienti ai quali si rivolge Mannois sono veri e propri viaggiatori nazionali e internazionali provenienti soprattutto da nord e centro Italia, Germania, Svizzera, Austria. Sono curiosi di scoprire la Sardegna più vera, viaggiano in diversi periodi dell’anno e sono incuriositi da un territorio, quello di Orosei che contende a Dorgali la palma di prima destinazione turistica della Sardegna Centro Orientale.
In attesa di poter raccontare e misurare il successo che auguriamo a Mannois riepiloghiamo di seguito la metodologia e le attività di consulenza realizzate
- analisi di desk finalizzata a ricomporre il quadro della domanda e dell’offerta turistica di Orosei e del territorio delle Baronìe, tracciare un profilo del turista tipo nazionale e internazionale, approfondire il modello dell’albergo diffuso
- benchmark sull’offerta turistica dei 5 alberghi diffusi presenti in Sardegna e nelle altre regioni in italiane e analisi dei casi successo di Sexantio a S. Stefano di Sessanio e Monte Prat in Friuli Venezia Giulia
- indagine di mercato sulla domanda di mercato attraverso interviste dirette a un campione di  agenzie di Viaggio e Tour Operator che operano in tutta Europa con prodotti di ospitalità diffusa, turismo verde e attivo, turismo verde e responsabile
- redazione piano strategico di marketing e piano economico finanziario 2010-2013
- progetto e realizzazione di brand e immagine coordinata dell’Albergo diffuso Mannois
- progetto, realizzazione del sito web www.mannois.it
- supporto e coaching nello start up aziendale.
L’albergo diffuso Mannois sarà presente con le sue proposte di turismo attivo all season alla BITAS da 18 al marzo a Cagliari e aprirà a Pasqua.
marchio_mannoisA Orosei apre il  primo albergo diffuso della Provincia di Nuoro. Parole d’ordine: turismo all season, autenticità, tipicità  e valorizzazione del borgo storico.
Fra qualche giorno anche la provincia di Nuoro avrà il suo primo albergo diffuso. Si chiama Mannois, nasce per iniziativa di un imprenditore di Orosei, già titolare della Progetto Casa Immobiliare Srl e sarà il sesto albergo diffuso della Sardegna:  una struttura ricettiva “orizzontale”, con camere  dislocate in diversi immobili presenti in un centro storico caratteristico.
Lo Studio Giaccardi & Associati da oltre un anno lavora al fianco del management per definirne le linee guida strategiche, il piano di marketing,  il piano di comunicazione e la promozione sul web.
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