Copernicus Global Climate Highlights e gli interessi di imprese e destinazioni turistiche

Copernicus Global Climate Highlights

Perché il pesce rosso non impazzisce nella sua boccia di vetro? Perché ha una “ram” talmente piccola che non ricorda mai da dove proviene. La metafora può sembrare azzardata o ingenerosa ma la “policy del pesce rosso” ci sembra l’immagine più realistica del fatalismo e della rimozione che emerge nel turismo dopo gli eventi climatici estremi.

Prima di condividere alcune possibili risposte a tutto ciò, fondate su un uso critico dell’AI, diamo un’occhiata insieme agli ultimi dati di Copernicus .

Per chi frequenta le News di questo sito non è una fonte dati sconosciuta, infatti ne abbiamo già parlato in più occasioni e da un paio d’anni, per esempio in

“Adattamento climatico e turismo, la sfida del secolo”

“Il rischio clima nel modello di business del turismo. Ecco come.”

“The gray rhino, dove va il turismo?”

“Da Chiavari a Padova via data intelligence”

“Mettere a valore il cambiamento climatico”

e infine in “Nuovi nega-record umani”

 

Continuano i “nega-record” climatici

Nel mondo, secondo il “Copernicus Global Climate Highlights 2025” – il rapporto annuale di Copernicus con tutti i dati climatici dell’anno precedente –  l’anno appena terminato si è chiuso confermando una tendenza ormai strutturale: la crisi climatica è una realtà immediata in costante mutazione con cui destinazioni e imprese turistiche devono fare i conti.

temperature-record

Infatti l’anno appena trascorso è stato il terzo più caldo mai registrato a livello globale, con il 2024 e il 2023 ai primi due posti. Nel 2025 le temperature sono state superiori alla media nel 91% della superfice terreste; inoltre per la prima volta a livello globale la media della temperatura in tre anni consecutivi è stata di 1,5°C superiore rispetto al periodo pre-industriale. Andando ad analizzare i dati mese per mese (cfr. immagine qui sopra) gennaio 2025 è stato il più caldo della storia, mentre marzo, aprile e maggio sono stati i secondi più caldi.

Situazione simile è stata registrata per la temperatura delle acque nei mari. La temperatura media annuale delle acque è stata di 20,73°C, cioè 0,38°C superiore alla media del periodo 1991-2020.

Inoltre metà del mondo ha fatto registrare un numero di giorni superiore alla media caratterizzato da forte stress da calore.

Il 2025 è stato anche l’anno più caldo caratterizzato dalla presenza de La Niña[1]. Solitamente La Niña ha un effetto raffreddante, a differenza di El Niño; l’anno scorso i valori della temperatura sono stati superiori anche rispetto a periodi con la presenza di El Niño. Quindi La Niña non raffredda più come dovrebbe e ciò potrebbe avere un impatto forte sui nostri ecosistemi.

Il clima del 2025 in Europa

In Europa il 2025 è stato caratterizzato da una temperatura media di 10,41°C, cioè 1,17°C sopra la media del periodo 1991-2020. A livello mensile marzo è stato il più caldo della storia e l’inverno 2025 è stato il secondo più caldo con una temperatura superiore di 1,46°C rispetto al periodo1991-2020.

Per quanto riguarda le anomalie nelle temperature delle acque anche il Mar Mediterraneo – soprattutto nell’area che va dalla costa spagnola fino a Sardegna e Sicilia – è stato decisamente più caldo del periodo 1991-2020 (cfr. immagine qui a fianco). Temperatura dei mari e livello delle acque non sembrano destinati a migliorare anche a causa del record assoluto negativo raggiunto nel 2025 in Antartide con +1,06°C rispetto alla media recente (1991-2020).

anomalie estremi

Gli eventi climatici estremi

Anche nel 2025 gli eventi climatici estremi hanno avuto in tutto il mondo un impatto significativo su esseri umani, ecosistemi naturali e infrastrutture. Fra questi vanno ricordate le alluvioni che hanno colpito gli Stati Uniti e grande parte dell’Asia.

L’Europa è stata anch’essa colpita da oltre 40 tempeste che hanno causato alluvioni nel Regno Unito, in Scandinavia, in Romania, in Grecia e in tutta l’Europa occidentale.

Oltre all’incremento del numero delle tempeste e le conseguenti alluvioni, l’Europa è stata impattata da numerose ondate di calore fra aprile e settembre soprattutto in Italia, Spagna, Germania, Francia e Regno Unito. Come conseguenza delle ondate di calore è calato il numero delle precipitazioni che ha causato situazioni di siccità grave in molte aree del Mediterraneo.

In Europa le ondate di calore si sono verificate in ogni mese da aprile a settembre Dati Climate.Copernicus. A livello turistico questo dato non è una mera informazione climatica, ma è un importante indicatore di vivibilità delle destinazioni che impatta anche sulla stagionalità dei flussi turistici.

Ondate di calore e carenza di precipitazioni hanno anche contribuito alla diffusione di incendi.

Sugli eventi climatici estremi non possiamo non citare come è cominciato il 2026 nel Sud Italia e in parte del Mediterraneo: il Ciclone Harry ha devastato molte delle più importanti località balneari italiane e ha contribuito all’accelerazione della frana di Niscemi. Secondo le prime stime dell’impatto del ciclone nella sola Sicilia i danni ammontano a oltre 700 mln. di €, soprattutto nelle infrastrutture, nel turismo, nella pesca e nell’agricoltura.

Come emerge dall’analisi di ClimaMeter il Ciclone Harry è stato causato da un aumento della temperatura di circa 2°C nelle aree più colpite e dall’intensificazione improvvisa dei venti. Rispetto ai cicloni del passato, le condizioni metereologiche associate a Harry sono state più forti; l’intensità dell’evento è stata amplificata dal cambiamento climatico di origine antropica che ha creato uno stato atmosferico più caldo e ha rafforzato la circolazione dei venti.

Gli interessi di imprese e destinazioni turistiche

Tornando alla “policy del pesce rosso” e di fronte ai dati Copernicus Global Climate Highlights 2025, pensiamo che l’interesse principale di qualunque organizzazione turistica, pubblica e privata, profit e non profit, sia di poter disporre di un’analisi costi e benefici rispetto alle tre nuove sfide da affrontare che come noto sono:

  • evoluzione dei comportamenti della domanda di viaggio e vacanza che abbiamo imparato a chiamare climate-sensitive[2] proprio a causa di una diffusa sensibilità ai rischi climatici nelle vacanze
  • aumento di rischi e costi organizzativi indotti dai nuovi rischi e nuovi costi del cambiamento climatico (e non è un giro di parole)
  • bisogno di accrescere e variare le competenze aziendali e di destinazione per far fronte a queste due nuove sfide proprio quando, come noto, è diminuita in generale la disponibilità di risorse umane nel turismo.

C’è al riguardo un percorso pratico che ognuno – responsabile di impresa o destinazione turistica – può fare dal proprio pc adottando quello che abbiamo definito un uso critico dell’AI.

Ecco alcuni esempi pratici che condividiamo da https://claude.ai/.

Un uso critico dell’AI per gestire rischi e costi del cambiamento climatico

Se chiedo all’AI quali sono i costi economici e sociali dell’impatto del cambiamento climatico in Europa e in Italia dal 2022 ad oggi, posso apprendere che

in Europa

“… Le perdite economiche medie annue dovute a eventi climatici estremi nell’UE hanno raggiunto i 44,5 miliardi di euro tra il 2020 e il 2023, un aumento di 2,5 volte rispetto al decennio 2010-2019. Complessivamente, tra il 1980 e il 2023, i 27 Paesi UE hanno subito perdite per 738 miliardi di euro, di cui oltre 162 miliardi solo nel triennio 2021-2023.

Alcuni eventi emblematici: nel 2023 i disastri climatici in Europa hanno generato perdite per circa 77 miliardi di euro; le sole inondazioni del 2021 in Germania sono costate 40 miliardi.

Per l’estate 2025, una ricerca (fonte Il Sole 24 Ore) stima danni superiori a 40 miliardi di euro per l’UE, trainati da ondate di calore, siccità e inondazioni

Con un riscaldamento di 3°C, le perdite annuali europee potrebbero raggiungere i 175 miliardi di euro, pari all’1,38% del PIL dell’Unione.

Nell’estate 2022, la più calda mai registrata in Europa, si stimano circa 61.672 decessi legati al caldo. Nel 2023, il bilancio è stato di circa 47.690 morti per il caldo, il secondo più alto del decennio 2015-2023. Il 95% dei decessi legati a eventi meteorologici estremi registrati in Europa tra il 1980 e il 2023 è attribuibile a ondate di calore.”

 

In Italia

“… Con circa 284 euro per abitante, l’Italia è il primo Paese europeo per perdite economiche pro capite dovute al clima, un valore aumentato del 490% dal 2015 (fonte Il Sole 24 ORE).

2023: le sole due alluvioni in Emilia-Romagna e Toscana hanno causato danni superiori a 11 miliardi di euro e 31 vittime (fonte Il Sole 24 Ore), I danni assicurati hanno toccato un record di oltre 6 miliardi, di cui 5,5 miliardi da eventi atmosferici estremi (fonte Renewable Matter),

2024: si sono registrati 351 eventi meteo estremi, con un aumento del 485% rispetto al 2015. Sono cresciuti i danni da siccità (+54,5%), esondazioni fluviali (+24%) e allagamenti (+12%) (fonte Legambiente).

2025: una stima iniziale indica perdite di circa 12 miliardi di euro per la sola estate 2025, con previsioni di oltre 34 miliardi entro il 2029 (fonte Il Sole 24 Ore).

… Rispetto all’impatto sugli arrivi e sul PIL turistico, in uno scenario di aumento della temperatura di 2°C, si stima una riduzione del 15% degli arrivi internazionali in Italia, mentre con un aumento di 4°C, il calo salirebbe al 21,6%. L’impatto netto sulla domanda totale comporterebbe una contrazione del 6,6% e dell’8,9%, con perdite dirette per il settore stimate rispettivamente in 17 e 52 miliardi di euro.

Secondo il CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici), in assenza di politiche di decarbonizzazione, città come Roma potrebbero perdere centinaia di milioni di euro all’anno in ricavi turistici già entro il 2050 (fonte Greenreport).  Anche la Laguna Veneta, Milano e la Sardegna sono indicate come aree ad alto rischio di contrazione.

Rispetto all’occupazione, si ipotizzano 410.000 posti di lavoro persi nel turismo italiano se non vengono implementate misure di adattamento ai cambiamenti climatici

I dati della European Travel Commission mostrano che il 7,6% dei viaggiatori considera gli eventi meteorologici estremi tra le principali preoccupazioni, e le intenzioni di viaggio verso il Mediterraneo tra giugno e novembre 2023 sono calate del 10% rispetto all’anno precedente (fonte Wall Street Italia).

Nell’estate 2023 le destinazioni meno tradizionali italiane hanno registrato cali di domanda tra il 20 e il 30%, per l’effetto combinato di caldo estremo e inflazione. Federturismo ha parlato di “campanello d’allarme” (fonte Il Sole 24 ORE) …”

Ne esce un quadro parziale ma indicativo dello scenario nel quale sono messi alla prova gli interessi di imprese e destinazioni turistiche nonostante la “policy del pesce rosso”.

Se poi si prende dimestichezza nel porre domande più stringenti ai software generativi dell’AI, potrete ottenere risposte su fatti e previsioni più circostanziate che malauguratamente ancora non vengono considerate.

Per esempio, domandate “quali costi economici e sociali dell’impatto del cambiamento climatico per il turismo nella regione o provincia” di maggiore interesse, oppure “quali eventi climatici hanno colpito i luoghi di provenienza dei miei clienti in  …”, e ancora “quali sono le previsioni di impatto climate change nei prodotti dell’offerta turismo Italia”, per esempio su balneare, nautica, outdoor, città d’arte,  enogastronomia, etc. e scoprirete che per i bilanci di imprese e destinazioni turistiche rischi e costi si possono anche stimare con buona approssimazione.

Tutte le risposte vanno ovviamente soppesate con capacità critica, cioè con accertamento delle fonti e confronto dei dati. Tuttavia, come avrete modo di sperimentare direttamente, rimane solo da domandarsi cosa aspettiamo tutti – nel pubblico e nel privato – a fare queste domande e queste valutazioni dato che quei rischi, se conosciuti e affrontati, possono generare anche nuove opportunità per comunità e territori. Provare per credere e non fare la parte del pesce rosso.

———————————————————————————————–

[1] El Niño e La Niña sono fasi opposte del ciclo naturale “El Niño-Southern Oscillation” (ENSO), durante il quale le temperature superficiali oceaniche (SST, Sea Surface Temperature) della zona centrale e orientale del Pacifico equatoriale fluttuano tra valori più caldi (El Niño) e valori più freddi (La Niña) rispetto alla media di lungo termine. https://www.reteclima.it/el-nino-la-nina-cosa-sono-e-qual-e-la-loro-relazione-col-clima-che-cambia/

[2] Cfr. “Lettura utile per le vacanze” in https://www.giaccardiassociati.it/2024/07/31/lettura-per-le-vacanze-italiane/

———————————————————————————————–

Che ne pensi?

Se sei interessato non esitare a contattarci qui

  • E-mail c.schiro@giaccardiassociati.it
  • 335 7368151 – 335 7368152 – 335 7368153

Grazie dell’attenzione

Condividi su