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Il rapporto sostenibilità-persone: a chi conviene?

26 ottobre 2020, di Studio Giaccardi & Associati

Il rapporto tra la sostenibilità e le persone inizia a stringersi ufficialmente circa cinquanta anni fa. Nelle cronologie ufficiali la  prima data in cui è stato menzionato lo “Sviluppo compatibile con l’ambiente” è la Conferenza di Stoccolma del 1972. Nell ’87 poi, il rapporto Brundtland espande il concetto di sostenibilità anche a livello sociale ed economico. Ad oggi le linee guida sono i Sustainable Development Goals che nel 2015 hanno prefissato gli obiettivi che gli stati firmatari devono raggiungere entro il 2030

Nel 2020, si è in linea con gli obiettivi? 

Il Social Progress Index che si occupa di monitorare i Sustainable Goals in 149 stati ha calcolato che con il ritmo attuale verranno raggiunti nel 2073 (43 anni di ritardo in un percorso di 15). Ma, il climate clock basato su studi delle Nazioni Unite segna circa 8 anni rimanenti per il punto di non ritorno dato dall’emergenza climatica. A prima vista sembra che ci sia qualcosa che non quadra.

Al netto dei ritardi continui sulla tabella di marcia, negli ultimi mesi c’è stato un notevole aumento di interesse delle persone verso la sostenibilità con una modalità “bottom-up”.

Una delle cause principali è sicuramente l’“Effetto Greta”. Greta Thunberg ha appassionato milioni di persone soprattutto appartenenti alla generazione z, i quali hanno fatto sentire la loro voce nei vari Friday for Future. Il movimento ha portato oltre 200 sindaci europei (tra cui Milano, Bologna, Firenze, Arezzo, Mantova, Modena, Torino) a mobilitarsi per dichiarare l’emergenza climatica ambientale. 

Inoltre, il lockdown della scorsa primavera accompagnato da diverse ricerche scientifiche (vedi sotto)* che hanno fatto luce sulla correlazione tra inquinamento e probabilità di contrarre il Covid-19 hanno dato un forte slancio verso la sostenibilità soprattutto in termini di protezione delle persone.

Molte ricerche nei settori più vari mostrano come la domanda verso i prodotti sostenibili aumenta di anno in anno e anche di mese in mese. In alcuni casi  la domanda è addirittura più alta dell’offerta, mentre è sempre più evidente come le aziende di tutto il mondo si stiano adeguando al green (alcuni per etica, alcuni per puro marketing) grazie alla spinta dal basso che viene dettata dalla scelta dei consumatori. 

Qui di seguito sono esposti dei dati che abbiamo scelto per esemplificare l’aumento di interesse verso la sostenibilità:

Green washing

  • Secondo L’osservatorio nazionale sugli stili di vita sostenibili, promosso da Lifegate il 72% degli italiani sono appassionati di sostenibilità, nel 2015 erano il 43%.
  • Nel Turismo una ricerca di Booking.com afferma che “agire ora e fare scelte sostenibili per preservare il pianeta per le generazioni future” sia una priorità per il 72% dei viaggiatori globali (dato perfettamente in linea con la ricerca citata al punto precedente).
  • Il nostro Studio ha appena concluso la rilevazione Turismo & Talenti 2020 su un campione nazionale di operatori e decisori turistici e in soli 12 mesi la sensibilità per policy green rispetto alla medesima rilevazione 2019 è più che raddoppiata. Nel 2019 il 33% dei rispondenti vedeva il cambiamento climatico come fattore di sfida per i successivi tre anni. Nel 2020 il 70,1% dei rispondenti vede il cambiamento climatico e “standard di salute e sicurezza più elevati” come i nuovi fattori di sfida per i prossimi tre anni.
  • Nei consumi, un Report del Capgemini Research Institute evidenzia come il 79% dei consumatori sta modificando le proprie preferenze di acquisto in base a criteri come responsabilità sociale, inclusività o impatto ambientale.
  • Nei consumi alimentari Coldiretti ed Altroconsumo fanno emergere che due italiani su tre privilegiano gli acquisti in punti vendita che promuovono iniziative green; il 70% è pronto a cambiare negozio.
  • Nella moda secondo una ricerca di Thredup, per il quarto anno di fila i vestiti di seconda mano hanno la fetta più grande di mercato, soprattutto per la “generazione Z”, dove almeno il 40% di loro ne ha acquistato un capo di nel 2019

I numeri fanno capire come il rapporto tra le persone e il sostenibile si sta intensificando e sta spingendo con forza il mercato verso tutto ciò che è sostenibile a livello sociale, economico ed ambientale. 

Secondo voi, rispetto alla profonda trasformazione di sensibilità sempre più evidenti, quali scelte di innovazione disruptive sono necessarie?

Come devono cambiare beni e servizi per entrare in sintonia con questa nuova domanda?

Daniele Esposito, Analista di ricerca in economia dello sviluppo sostenibile e del turismo

 

*https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0013935120306472?via%3Dihub (SARS-Cov-2RNA found on particulate matter of Bergamo in Northern Italy: First evidence)

https://www.mdpi.com/1660-4601/17/9/2986 (Searching for SARS-COV-2 on Particulate Matter: A Possible Early Indicator of COVID-19 Epidemic Recurrence)

https://projects.iq.harvard.edu/covid-pm (COVID-19 PM2.5: A national study on long-term exposure to air pollution and COVID-19 mortality in the United States)

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