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Dalla parte di Greta.

15 marzo 2019, di Studio Giaccardi & Associati

Oggi 15 marzo 2019 è il primo sciopero globale contro il climate change e per lo sviluppo sostenibile.

greta thunberg
123 paesi nel mondo e 2052 città hanno aderito a questo sciopero: era partito un po’ in sordina forse, i più superficiali l’avevano liquidato come l’ennesima scusa dei teenager annoiati per non andare a scuola, ma l’eco delle proteste di Friday for Future non può più essere ignorato, neanche nel nostro paese.
Tutto ha inizio quando una ragazzina svedese di nome Greta Thunberg il 20 agosto dello scorso anno ha smesso di andare a scuola e ha cominciato a sedersi davanti al Parlamento svedese con in mano un cartello con la scritta “Skolstrejk för klimatet – Sciopero scolastico per il clima”.
Dopo le elezioni politiche svedesi del 9 settembre, Greta ha ripreso a frequentare la scuola ma ogni venerdì andava nuovamente a sedersi di fronte al Parlamento svedese con lo stesso cartello. Nascono così i Friday For Future.
Qualche giornale locale inizia a parlare della ragazzina e nel giro di pochi mesi migliaia di giovani cominciano ad unirsi alle proteste del venerdì in tutto il mondo. Anche in Italia.
Greta e tutti i giovani protestano contro il climate change che con le sue parole ci dice: “tutti che parlano del cambiamento climatico come di una minaccia esistenziale, il problema più importante di tutti, e malgrado ciò vanno avanti come se niente fosse (…) Pensereste che i media, e tutti i nostri leader, non parlerebbero d’altro, ma non ne fanno nemmeno menzione.” Ma quello che dovrebbe farci maggiormente riflettere tutti è questo: “Se riuscirò ad arrivare a 100 anni, sarò viva nel 2103. 
Oggi, quando si discute del futuro, l’orizzonte comune è il 2050.”
Ecco, il vero significato delle proteste è tutto qui: non stiamo, tutti noi, guardando al futuro perché non siamo in grado nemmeno di pensare oltre il 2050.
E se questo non fosse sufficiente provate a pensare che cosa sarà tra pochi decenni del turismo, delle città d’arte, delle vacanze al mare, della straordinaria filiera del cibo e anche dell’ingente patrimonio di prodotti e di brand del mitico Made in Italy: più o meno sotto 1 metro e mezzo di acqua salmastra o di mare rispetto ai livelli attuali perché l’Italia è uno dei paesi più esposi con oltre 7 mila e 400 chilometri di costa.
Serve una nuova visione e un nuovo impegno globale di tutti noi. Dobbiamo fare in fretta, per noi e per il pianeta.

Intervento di Greta Thunberg alla TED X di Stoccolma lo scorso dicembre

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