Potete pensare bene o male dell’accoglienza di Barcellona, che i residenti sono furiosi e che i turisti sono come cavallette. Tuttavia, questo articolo parla d’altro: descrive le nuove policy di adattamento climatico della città catalana per spiegare come e perché sia necessario e utile, di fronte ai fatti e ai dati sul climate change, ripensare lo spazio pubblico delle destinazioni e dei sistemi turistici a vantaggio dei cittadini residenti e degli ospiti, a beneficio cioè delle persone. I provvedimenti di adattamento climatico, già attivi anche a Parigi e in altre città europee, sono infatti la risposta concreta, razionale ed efficace al disagio delle persone e, non ultimo, alla diversità delle loro scelte di vita e di viaggio.
Barcellona e i rifugi climatici
Sono quasi 400 i rifugi climatici della Città di Barcellona. Il Climate Shelters Network (link qui) è disponibile sul sito della città con una mappa georeferenziata. Come si legge sul sito “I rifugi climatici sono spazi in cui è possibile ripararsi dal caldo in estate e dal freddo in inverno. La maggior parte di essi è aperta tutto l’anno”. Il motivo per cui sono stati realizzati è allo stesso tempo semplice e incontrovertibile: “Il caldo eccessivo e prolungato aumenta la mortalità e i problemi di salute, soprattutto tra gli anziani, i neonati, le persone affette da malattie croniche o quelle con risorse limitate. L’emergenza climatica sta portando a ondate di calore più frequenti e intense”.
Questo è un esempio concreto di cosa vuol dire che le città e le destinazioni turistiche devono mettere in campo provvedimenti di adattamento climatico per proteggere i cittadini e i turisti che ospitano.
Nello specifico sono luoghi pubblici come biblioteche, centri commerciali, centri culturali, centri sportivi, associazioni culturali, parchi, mercati, musei, etc., contrassegnati da un marchio (immagine qui sotto) che garantiscono alcune

condizioni minime di protezione: sono tutti ad ingresso gratuito (a eccezione della piscina comunale), sono perlopiù accessibili a tutti con sedie o panchine dove sedersi, mettono a disposizione acqua potabile gratuita e hanno una temperatura di 26°C. Tutti questi luoghi continuano con le attività per le quali sono stati pensati e – in contemporanea – fanno da rifugi climatici.
All’interno di questa rete sono presenti anche dei Climate micro-shelters, cioè luoghi più piccoli che possono mettere a disposizione meno posti, ma che diventano tappe fondamentali fra un rifugio e l’altro; si tratta per esempio di farmacie e negozi di prossimità.
Ispirazione per città climate-sensitive
A dimostrazione di quanto Barcellona è climate-sensitive, un’importante sezione del sito della città è dedicata al Piano per il Clima (che si compone anche di Piani 2025-2035 per affrontare gli aspetti del cambiamento climatico a 360°: per esempio esiste un piano per combattere le ondate di calore (Link qui) e altri programmi per implementare il trasporto pubblico locale, per fare adattamento climatico nei quartieri e per la transizione energetica.
Visto l’approssimarsi dell’estate e delle ondate di calore che già da fine maggio stanno colpendo l’Italia e il resto d’Europa (Link qui), vediamo quali sono, oltre ai rifugi climatici, le buone pratiche di adattamento di Barcellona che possono ispirare anche le altre città e destinazioni, in Italia e altrove.
Sono sette linee di azione:
- Migliorare la resilienza al calore negli spazi pubblici e nelle infrastrutture e ridurre l’effetto isola di calore (pe: aumento del numero di fontanelle, recupero di aree verdi, aumento dell’ombra, etc.)
- Migliorare il comfort termico degli edifici (pe: nuovo regolamento edilizio, tetti e pareti rinfrescanti, etc.)
- Proteggere i gruppi in situazioni di vulnerabilità dal caldo (pe: ampliamento del Climate Shelters Network, miglioramento del comfort termico degli edifici pubblici, formazione per caregiver, etc.)
- Migliorare misure e protocolli di emergenza in caso di forte caldo (pe: miglioramento dei sistemi di allerta, formazione per il personale sanitario, etc.)
- Promuovere una nuova cultura del riscaldamento attraverso iniziative di comunicazione, formazione e partecipazione (pe: piano di comunicazione verso l’esterno, promozione di un cambiamento culturale associato al calore, partecipazione dei cittadini e sperimentazione di nuove iniziative, etc.)
- Promuovere la ricerca, la conoscenza e l’innovazione sulle tematiche del riscaldamento (pe: implementazione di studi su impatto del calore e vulnerabilità, definizione di un protocollo di monitoraggio degli effetti del climate change sulla salute, monitoraggio delle morti collegati al calore, etc.)
- Adattare le politiche comunali e la gestione dei servizi comunali alle ondate di calore (pe: definizione di un piano di protezione del personale comunale, azioni di comunicazione interna, attivazione di strumenti economici e di finanziamento per l’adattamento, etc.)
Ultima informazione importante: a sostegno del piano di adattamento climatico la Città di Barcellona ha allocato risorse significative pari a € 111.670.000 per i prossimi dieci anni, con una media cioè di circa 11 mln. di euro all’anno!
I dati climate change, perché è importante adattarsi
Come sempre, sono il Copernicus Climate Change Service insieme con ECMWF e l’Organizzazione Mondiale di Meteorologia (WMO) che nell’European State of the Climate 2025 (Link qui) testimoniano perché è diventato imprescindibile applicare politiche di adattamento climatico in tutte le città e destinazioni turistiche.
L’Europa è il continente abitato che si sta scaldando più rapidamente, per la precisione due volte in più della media globale.
Come si vede nelle curve dell’immagine, l’Europa sta diventando di 0,56°C più calda ogni decade, l’Asia è a +0,46°C, il Nord America a +0,42°C, l’Africa +0,36°C, l’America Latina +0,27°C e l’Australia +0,23°C. In particolare nel 2025, il 95% dell’Europa ha visto un trend di temperatura annuale superiore alla media e tutti i Paesi hanno fatto registrare l’anno più caldo o il secondo anno più caldo della storia. Tutto ciò ha comportato un incremento del numero di giorni ad alto stress da calore che sono cresciuti del 41% rispetto alla media del periodo 1991-2020.
Questa maggior concentrazione di calore ha portato anche a una diffusione molto più rapida degli incendi che hanno colpito soprattutto le regioni dell’ovest della Spagna, il Sud Italia, la Grecia e i Balcani. L’aumento delle temperature della superficie terrestre porta con sé anche un aumento della temperatura delle acque del mare che è stata la più alta della storia nell’Oceano Atlantico al largo della penisola iberica, mentre per il Mediterraneo si è trattata della seconda temperatura più alta della storia dopo il 2024.
Climate change e opinione dei viaggiatori
Come mostrato dalla mappa l’Europa nel 2025 ha fatto registrare centinaia di eventi climatici estremi. In Italia sono stati soprattutto ondate di calore, piogge torrenziali e incendi.
Senza adattamento climatico le destinazioni turistiche rischiano di intercettare sempre meno la domanda turistica e di perdere arrivi e pernottamenti.
Come infatti testimonia l’undicesima edizione del Travel & Sustainability Report di Booking.com (Link qui), condotta su un campione di oltre 32.500 persone in 35 Paesi del mondo, il 74% ritiene che le condizioni metereologiche estreme siano un fattore di rischio nella scelta della destinazione e del periodo di viaggio, il 68% sceglie di evitare destinazioni in cui è noto che accadono eventi climatici estremi e un terzo (31%) ha cancellato o modificato i propri viaggi negli ultimi 12 mesi a causa di questi eventi. Inoltre il 55% trova che gli eventi climatici estremi siano un fattore di stress nella fase di prenotazione e dice che alcune destinazioni sono diventate troppo calde per viaggiare e le hanno tolte dalla propria wishlist.
Le buone pratiche concrete messe in campo dalla Città di Barcellona, i dati scientifici di Copernicus e i risultati della ricerca di Booking.com vanno tutte nella stessa direzione.
Le parole di Danielle D’Silva, Global Head of Sustainability di Booking Holdings, sintetizzano molto bene l’importanza dell’adattamento climatico: “Il Travel & Sustainability Report di quest’anno mostra che – sebbene i turisti possano avere concezioni diverse di cosa sia un viaggio sostenibile – l’adattamento agli eventi estremi ed evitare i luoghi troppo affollati sono ormai una consuetudine a tutte le età”.
È giunto il momento per le grandi e piccole destinazioni di fare altrettanto e di integrare marketing turistico e adattamento climatico.
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