Dopo “Turismo e le sfide-paese” con Stefan Marchioro pubblicato ai primi di novembre, questa nuova thinking motion è con Roberta Paltrinieri, Phd, dal 2016 professore ordinario in sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università Alma Mater di Bologna, modenese di origine e bolognese di adozione. Vice Direttrice del Dipartimento delle Arti e Coordinatrice dal 2024 della Commissione della Terza Missione – Public Engagement dell’Alma Mater, è
inoltre Presidente della commissione ASN 2023/2025 per il settore Sps/08, componente del Comitato scientifico del CRICC, Centro per l’Interazione con le Imprese Culturali e Creative dell’Università di Bologna, coordinatrice scientifica della Sezione Pic – Processi ed Istituzioni Culturali della Associazione Italiana di Sociologia AIS e componente il Consiglio di Indirizzo della commissione Cultura della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. Ha all’attivo
numerose iniziative competitive tra cui il progetto Prin 2022 Prnn “Cultural Welfare Ecosystems for Wellbeing: mapping, semantics and practicies, co-designing, tool and raising awareness”. Al centro del suo lavoro il welfare culturale come leva per la promozione del protagonismo giovanile che, di recente, l’ha portata a vincere ex aequo con Veronica Berni il “Premio Save the Children per la ricerca – Dove inizia il futuro” con “Fammi Spazio: una ricerca sulla partecipazione culturale giovanile a Bologna”. Gli articoli thinking motion sono conversazioni sfidanti con persone intelligenti, serie e simpatiche, che possono aiutarci ad alzare lo sguardo, vedere oltre e spingere l’immaginazione in modo etico, professionale e sociale.
Professoressa Paltrinieri, cosa sta succedendo nella cultura a Bologna?
Il sistema culturale bolognese sta attraversando un momento di crisi dal punto di vista reputazionale, siamo oggetto del medesimo downsizing istituzionale e finanziario che ha colpito il Festival del Teatro di Santarcangelo nonostante i suoi 50 anni di storia e successi nell’innovazione teatrale internazionale. Non ci viene riconosciuto tutto il nostro potenziale.
Tuttavia, Bologna è annoverata tra le “città più importanti del cinema” si pensi alla Cineteca o alla casa di produzione I Wonder Pictures di Andrea Romea, premio della critica all’ultimo Festival di Venezia, e godiamo di un sistema di rete teatrale florido, per la lungimiranza della nostra politica. Bologna ha un tessuto culturale ricco e aperto e, come Milano, sta sperimentando innovazione sociale e welfare culturale.
Cosa intende per “innovazione sociale” e “welfare culturale”?
L’innovazione sociale sviluppa il tema dell’agency(1) e della capacitazione individuale e collettiva. È un paradigma per nuove idee, prodotti, servizi e modelli, finalizzati a rispondere a bisogni sociali insoddisfatti in modo innovativo e a creare nuove relazioni di collaborazione. Con l’innovazione sociale si realizzano progetti e interventi che mirano a un cambiamento sociale positivo e duraturo, come ad esempio l’economia circolare, il secondo welfare.
Da questo punto di vista Bologna da anni finanzia progetti all’interno del il Bilancio Partecipativo(2), dedicando per esempio 1,5 milioni di euro per la rigenerazione di aree a alta fragilità.
Il welfare culturale sviluppa nuove priorità nella pubblica amministrazione e nell’organizzazione culturale.
Esiste infatti una ricerca del 2019 dell’OMS(3) che definisce la cultura come “ciò che ci rende umani”. Il ruolo delle arti per il miglioramento del ben-essere e della salute, noto fin dagli albori della medicina, è attestato da un corpo di evidenze scientifiche cresciuto dagli anni ’70 del secolo scorso. La cultura cura. Per esempio l’ascolto della musica classica favorisce il rallentamento dei battiti del cuore, l’arte è prevenzione come dimostra il caso dello Sciroppo di Teatro per la cura dei bambini.
Tutto ciò fa riferimento alla teoria della salutogenesi di Aaron Antonovsky (1923-1994) sulle origini della salute e sui fattori che la promuovono permettendo alle persone di mantenere il benessere anche in presenza di stress e avversità. Il concetto chiave è la vita composta da tre elementi: comprensibilità, gestibilità e significatività. Questo approccio si contrappone a quello tradizionale patogenetico focalizzato sulle cause della malattia. Il welfare culturale condivide perciò con operatori culturali, socio-sanitari-assistenziali ed educativi la certezza che la cultura possa dare un contributo di consapevolezza per la costruzione di competenze, progettualità e politiche sempre più intersettoriali con un reale impatto sociale nella qualità della vita delle persone e delle comunità. Il welfare culturale è “battaglia politica”.
In questo senso, la Città Metropolitana ha di recente promosso un bando per la partnership tra istituzioni culturali e sanitarie, lo stesso stanno facendo le città di Parma e di Reggio Emilia. Anche al Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna stiamo investendo e introducendo insegnamenti in “arte e agency”, “arte e salute”, “arte e sostenibilità” con programmi orientati sia agli studenti e sia ai colleghi.
La miccia che a Bologna ha attivato progetti e processi di innovazione sociale e welfare culturale è stato il Covid-19 rendendo evidente quanto la cultura sia un bisogno essenziale ed esistenziale. Certo il welfare culturale è una frontiera in cui ci sono molti soggetti, alcuni come gli artisti a volte preoccupati, di perdere il valore del tempo artistico. In tutto ciò riecheggia molto della ricerca e dell’epopea di Franco Basaglia perché innovazione sociale e welfare culturale sono liberazione delle menti e dei corpi, un nuovo e necessario impegno tanto per gli accademici quanto per gli amministratori pubblici.
Da questo punto di vista, Bologna può contribuire alle sfide-paese contemporanee?
Innovazione sociale e welfare culturale sono il portato di un’identità, di obiettivi praticati in epoche diverse, di progetti orizzontali. Bologna si rivela come una sorta di genius loci, un luogo nel quale la disponibilità alla collaborazione dimostra un grande senso di responsabilità che è qualcosa di diverso dalla filantropia. Ne è un esempio il patto per il lavoro del Comune di Bologna e della Curia bolognese. L’eredità FAAC gestita dalla Curia di Bologna dopo la scomparsa del fondatore, così come l’Hospice Pediatrico dell’Ospedale Bellaria progettato da Renzo Piano e il MAST, il nuovo Museo di Arti Scienza e Tecnologia, voluti entrambi dall’imprenditrice Isabella Seragnoli, titolare della GD una delle grandi imprese bolognesi dell’automazione industriale, sono tutti esempi concreti di una responsabilità sociale sul territorio per la crescita del territorio stesso.
Quali sono le priorità stringenti, per esempio rispetto ai giovani?
Parliamo della “Gen Z”. Leggiamo troppo spesso che questi ragazzi sono sfiduciati e con poco equilibro, siamo noi che li leggiamo cosi, essi a differenza del passato sono, invece, alla ricerca di autenticità, nelle relazioni, nei contenuti, nelle esperienze, non solo virtuali.
Hanno bisogno di prossimità, di “tempo liberato” e di relazioni di qualità. E’ a questa generazione che dobbiamo dare fiducia e cura perché sono il nostro futuro. Il lavoro del futuro è nell’immaginazione. L’intelligenza artificiale non può sostituire la nostra intelligenza, è uno strumento. È oggi più che mai necessario un patto generazionale su una “dimensione poetica”: che restituisca il sogno a chi lo abbiamo rubato. Un futuro di nuova umanità e creatività, di autenticità.
———————————————————————————————–
1 In ambito sociologico-psicologico, agency significa ‘agentività’; o ‘capacità di agire’, cioè la facoltà di agire con intenzionalità per produrre un cambiamento.
2 Il Bilancio Partecipativo è uno strumento di democrazia diretta che permette a cittadine e cittadini di segnalare, ideare e votare proposte migliorative per gli spazi pubblici del proprio quartiere e della propria zona di riferimento. I progetti e le idee più votati vengono poi finanziati e realizzati, fonte qui
3 “Quali sono le evidenze sul ruolo delle arti nel miglioramento della salute e del benessere? Una scoping review”, fonte qui.
________________________
Che ne pensi di questa nuova thinking motion?
Puoi commentare qui sotto oppure puoi
o Scrivere a info@giaccardiassociati.it
o Telefonare ai numeri 335 7368151
335 7368152
335 7368153
Grazie della collaborazione.