Nuovi “nega-record” umani

Nuovi “nega-record” umani

L’anno più caldo

Il 2024 è stato l’anno più caldo in assoluto mai registrato, con una temperatura media di +1,60°C rispetto all’epoca pre-industriale. Rispetto al molto più recente periodo 1991-2020, il 2024 è stato anche l’anno più caldo della storia in Europa, dove la temperatura media è salita a +1,47°C.
Da qui, il fatto che gli eventi climatici estremi, che hanno colpito Italia e Europa nell’autunno scorso, siano stati superiori ad ogni precedente in termini di intensità, pericolosità e numerosità.
Queste le informazioni più importanti contenute nel Global Climate Highlights 2024 pubblicato a gennaio 2025 dal Copernicus Climate Change Service (C3S) pochi giorni fa.  

Il trend delle temperature dell’aria

Se osserviamo il trend di aumento delle temperature a livello mensile (grafico a fianco) notiamo come il 2024 sia stato molto più caldo rispetto al 2023 nel periodo gennaio-giugno.
Nel 91% delle aree del pianeta la temperatura del 2024 è stata superiore rispetto al periodo 1991-2020 e nel 52% delle aree è stata superiore di oltre 1°C.
L’anomalia maggiore è stata fatta registrare in Canada dove la temperatura media è stata di circa 3°C superiore rispetto al periodo precedente.

Analizzando inoltre la distribuzione delle anomalie nella temperatura dell’aria su un planisfero (immagine a fianco), notiamo come il Mediterraneo – al cui centro è collocata l’Italia – sia fra le aree più colpite dalle ondate di calore.

Per quanto riguarda l’Europa tutte e quattro le stagioni sono state più calde della media. La primavera e l’estate sono state le più calde mai registrate. L’inverno è stato il secondo più caldo della storia. L’autunno è stato il terzo più caldo.
Le cause dell’innalzamento delle temperature in Europa vanno ricercate soprattutto nelle temperature record registrate dai termometri del centro, dell’oriente e del sud del continente.
Inoltre, il 61% dei territori a livello globale ha registrato un numero di giorni superiore alla media con giornate da “forte stress da calore”. 

Lo stress da calore

Per esemplificare l’impatto di questi nuovi “nega-record umani”, la temperatura percepita superiore a 46°C alza considerevolmente il rischio di infarti che è uno degli effetti più gravi del cosiddetto “stress da calore”.
Nel 2024, la temperatura più elevata è stata di 59,1°C registrata in Algeria. La durata di un volo Roma-Algeri è mediamente di 1 ora e 55 minuti per rendere l’idea di quanto sia elevato e vicino a noi e alle coste italiane (Sicilia, Sardegna, Puglia, etc.) quel rischio per la salute dei cittadini, residenti e ospiti.
Inoltre va detto che a livello globale il 61% dei territori ha registrato un numero di giornate di forte “stress da calore” superiore alla media. Questa è la misura più evidente e continuativa dell’impatto del cambiamento climatico che “sentiamo” nelle nostre vite. 

Surriscaldamento del mare

Oltre ai dati sulla temperatura dell’aria, Copernicus fornisce anche informazioni importanti per quanto riguarda il surriscaldamento delle acque marine.
Come abbiamo avuto modo di raccontare all’interno del nostro più recente rapporto di ricerca “Viaggio al mare – Come cambiano turismo balneare e turismo nautico” , il cambiamento climatico è una dei quattro grandi “driver” di trasformazione insieme con intelligenza artificiale, cambio degli stili di vita e consumo, vincoli normativi.

Per il 2024, la media annuale della temperatura delle acque è stata la più alta mai registrata, con 20,87°C, 0,51°C al di sopra della media del periodo 1991-2020. Risultano perciò superati i precedenti record del 2023 (20,80°C) e del 2016 (20,61°C).
Il mese con il mare più caldo è stato marzo con una temperatura media di 21,1°C.
Nei mari europei, le temperature delle acque marine annuali hanno raggiunto i massimi storici nel Mediterraneo centrale e orientale, nel Mar Nero e nel Mar di Norvegia.
Tutte le aree marine del pianeta nel 2024 hanno avuto periodi di ondate di calore almeno di categoria II – cioè, classificato come “forte”.
Nella mappa qui a fianco possiamo notare le aree in cui le anomalie e gli estremi sono stati più elevati. Ciò ha causato anche fenomeni di sbiancamento della barriera corallina che, come noto, è una minaccia per la vita di molte specie marine.

Eventi estremi

Il 2024 è stato, come detto all’inizio, un anno caratterizzato da un ampio numero di eventi climatici estremi: ondate di calore, alluvioni, siccità e incendi hanno colpito ogni parte del pianeta.
L’Europa è stata colpita da 50 tempeste, più di 4 al mese, mentre sono state 86 quelle che hanno colpito le zone tropicali.
Questi eventi hanno impatto sugli ecosistemi, sulle infrastrutture e, purtroppo, sull’integrità e la salute delle persone.
Le alluvioni improvvise come quelle che nell’autunno scorso hanno colpito Bologna e la Romagna – per la terza volta in soli 18 mesi! – e Valencia in Spagna – che quest’anno si fregiava del titolo di European Green Capital 2024 – sono tutte causate da precipitazioni record concentrate in un brevissimo arco di tempo, fino a 300 mm in sole 24 ore.
Inoltre, l’eccessivo calore ha portato in molti casi a scarsità d’acqua anche in alcune regioni del Mediterraneo e dell’Europa orientale. Le ondate di calore più gravi si sono verificate nell’Europa sud-orientale, in Nord Africa, nel Sahel, in Medio Oriente e in alcune parti delle Americhe, nell’Asia centrale, meridionale e orientale, nell’Africa meridionale e in Australia.
La carenza d’acqua, connessa alla situazione metereologica, è anche una causa e/o una formidabile aggravante degli incendi che hanno colpito varie zone della Terra nel 2024.
Quest’anno, il 2025, si è purtroppo “inaugurato” con l’incendio di Los Angeles (USA), uno dei più grossi della storia, che ha bruciato alcuni dei quartieri a più alta densità abitativa.

Perché anni così caldi e cosa aspettarci nel 2025

Il 2024 e il 2023 sembrano essere eccezionalmente caldi a causa dell’accelerazione del riscaldamento climatico indotto dall’uomo e di una fase insolitamente calda della variabilità oceanica, con anomalie nella temperatura delle acque senza precedenti in diverse regioni.
Secondo una recente previsione del Met Office Uk – servizio meteorologico del Regno Unito – il 2025 sarà il secondo o terzo anno più caldo della storia.
Per la precisione dovrebbe essere il terzo anno di fila con una temperatura media che supera di 1,3°C la temperatura del periodo pre-industriale.

Questi fatti non fanno che confermare quanto affermato dal prof. Carlo Buontempo, brillante fisico italiano e direttore del Copernicus Climate Change Service, che abbiamo avuto il piacere di portare in un panel a BTM 2023: “Tutti i dati sulla temperatura globale prodotti a livello internazionale mostrano che il 2024 è stato l’anno più caldo dall’inizio delle registrazioni nel 1850. L’umanità è padrona del proprio destino, ma il modo in cui rispondiamo alla sfida climatica deve basarsi sulle evidenze. Il futuro è nelle nostre mani: un’azione rapida e decisa può ancora modificare la traiettoria del nostro clima futuro”.

Sviluppo turistico e sviluppo locale a “vincolo climatico”

Per decidere e processare strategie corrette ed efficaci, in questa fase di accelerazione del climate change, è pertanto di fondamentale importanza basarsi su dati scientifici e mettere in campo policy e azioni di adattamento climatico a partire dai territori per proteggere cittadini e ospiti temporanei e tutelare le attività umane minacciate dai nostri stessi “nega-record”.
Per orientarsi in tale direzione, vi ricordiamo il progetto di ricerca applicata Turismo Climate-sensitive di ENIT e i suoi output principali:

Per ogni altra informazione scriveteci e contattateci qui:
335 7368151 | 335 7368152 | 320 7941884 | info@giaccardiassociati.it

Grazie!

Condividi su