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Turismo Attivo: possiamo crescere, ma serve programmazione, coordinamento e nuova narrazione

5 novembre 2019, di Studio Giaccardi & Associati

xtrekking,P20bambini,P204-767x511.jpg.pagespeed.ic.lxdvQeAdJUIl Turismo Attivo nel nostro paese e un settore in crescita da diversi anni: nel 2017 l’incremento è stato del 44,8% rispetto al 2008 (10 anni) e i dati del 2018 parlano di un’ulteriore crescita del 3% delle presenze (Aspen Insitute https://outdoortest.it/travel-outdoor-fest-e-i-numeri-del-turismo-in-italia/).
Secondo una recente ricerca del Touring Club, a farla da padrone con il 67% delle preferenze sono le proposte di trekking, escursioni e cammini: più distanziati troviamo gli sport invernali, 31%, e cicloturismo, 24%.

Tra i motivi della preferenza per gli sport “a piedi” troviamo il minor costo dell’attrezzatura e la specifica motivazione di viaggio: infatti il 43% degli intervistati dichiara di essere interessato a “scoprire i territori in modo differente”.

Altro fattore da sottolineare è la tendenza a partire con familiari e parenti per circa il 40%, mentre solo il 14% con gruppi di amici.

Ci sono altri due dati rilevanti che emergono dalla ricerca Touring Club : in primo luogo, il “turista attivo” ha una capacità di spesa mediamente alta, al netto del viaggio, pari a 113,16 euro al giorno; in secondo luogo, i tempi di permanenza sono più lunghi.
Inoltre, sono viaggiatori che alloggiano maggiormente in campeggi, +12%, e agriturismi +9% rispetto alle altre accomodation, pur con una predilezione di circa il 40% per le strutture alberghiere.

La “vacanza attiva” è considerata aggiuntiva a quella principale per il 55% degli intervistati, con una preferenza per la stagione primaverile, 30%, e invernale, 7%.
Secondo il Touring Club inoltre il 50% predilige mete italiane.

In questo panorama, il web rimane fondamentale sia per reperire le informazioni e sia per il passaparola: il 43% degli intervistati la ritiene infatti la fonte di informazione più importante, poco superiore ai media specializzati, cartacei o digitali con il 42%, e ai siti web delle destinazioni con il 41%.

Questi dati evidenziano sempre di più l’importanza di questo segmento nel nostro paese, soprattutto rispetto alla domanda internazionale: l’Italia, secondo la ricerca dell’Aspen Institute, è infatti al quinto posto tra le mete preferite dopo Francia, Stati Uniti, Spagna e Cina.

Ma le mete preferite in Italia quali sono?

In un’altra ricerca del Touring Club del 2017  , le regioni più associate all’idea di “vacanza attiva” sono il Trentino-Alto Adige, 71% delle preferenze, seguito a notevole distanza da Toscana e Valle d’Aosta al 29%, Veneto e Lombardia al 19%.

In questa classifica spicca la netta differenza tra le regioni del nord e del sud Italia che mediamente non sono note come mete ideali per una “vacanza attiva”. La prima regione del mezzogiorno è la Sardegna con il 13% di preferenze, la Sicilia si ferma al 11%, la Puglia al 9%.

A riprova di questo punto di debolezza va detto anche che le regioni con preferenze più basse offrono molti meno dati sul turismo attivo, segno forse di una scarsa attenzione e considerazione verso un segmento di business che può invece offrire importanti opportunità di crescita sostenibile soprattutto per i mesi di spalla e per i territori meno sviluppati turisticamente.

Tra i casi positivi possiamo citare “Selvaggio Blu” in Ogliastra (Sardegna) o “Basilicata Coast to Coast” ispirato al film omonimo.
Gli arrivi in Basilicata finora monitorati sono cresciuti del 4%, ma i dati sono fermi purtroppo al 2010.

Aprire e strutturare un dibattito sul turismo attivo è quindi utile per crescere e per capire come sviluppare livelli nuovi di programmazione, coordinamento e narrazione.

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