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Identikit del Made in Italy digitale: i risultati della ricerca Long Wave

3 luglio 2013, di Studio Giaccardi & Associati

E’ una lunga onda quella delle imprese digitali italiane. Ma è sopratutto un’onda che sprigiona grande energia e che può diventare un asset strategico per progettare Futuro in Italia. E’ questa la sensazione scaturita dai due incontri di presentazione della ricerca “Long Wave -l a nuova impresa digitale” realizzata dal nostro Studio per Assintel Digitale e presentata ieri a Milano e oggi  3 luglio in Confcommercio a Roma da Giuseppe Giaccardi e Andrea Zironi alla presenza del ministro Bray e del professor Enzo Rullani, protagonisti anche dell’assegnazione del premio innovazione per alcune imprese Confcommercio.

Con la ricerca Long Wave il Made in Italy digitale ha finalmente un identikit che emerge chiaramente e con molti dettagli dall’indagine di desk e dall’analisi di campo condotta su un campione di 220 imprese. Innanzitutto la ricerca fa ordine nei numeri e nelle classificazioni: a fronte di 230.000 soggetti censiti, 173.000 sono a pieno titolo nuove imprese digitali e si muovono nei Servizi Web, Mobile e Internet of Things, nel Software e Big Data, nella Consulenza, nei nuovi Media Sociali, nel Design, nelle Produzioni multimediali e nel Digital Entertaintment, nel Finance 2.0. Difficile a volte definirne la specificità di mercato perché sfuggono alle classificazioni tradizionali: sono organizzazioni liquide, che fanno della creatività e dell’innovazione anche sociale la loro ragion d’essere.

Le nuove imprese digitali hanno i numeri per diventare un motore dell’innovazione nel Paese: sono giovani PMI sorte nell’86% dei casi dopo il 2000, preparatissime con oltre i 58% di laureati, 18% di dottorati e organizzazioni flessibili, “liquide”. Cubano il 3,9% del PIL pari a 54 miliardi all’anno e crescono nonostante la crisi: come numero d’imprese (+9,3% nel triennio nero 2009/12), come addetti totali (+13,7%) e soprattutto come previsioni di fatturato 2013 (in crescita per il 68%). Oltre un terzo dei lavoratori è volutamente atipico.  Sono soprattutto piccole imprese, fatte di under 35 molto preparati e lontani dalla logica del posto fisso, con format organizzativi in fase “adolescenziale”. Negli anni bui della crisi crescono, persino in questo 2013 il fatturato sarà in miglioramento o stabile per i tre quarti degli intervistati sulla base di campione nazionale di 204 imprese selezionate dopo un’attenta ricognizione statistica.

Quali criticità affrontano? Il costo dello Stato sul lavoro non sostenibile, la burocrazia, l’accesso ai vecchi modelli di credito e infine la reperibilità di competenze e di formazione adeguata nelle aree meno digitali dell’Italia, ovvero il 70-80% del territorio nazionale. 

Sono distribuite in tutta Italia ma non certo in modo uniforme: sono fortemente concentrate in Lombardia e Lazio tanto che le due regioni nella ricerca Long Wave vengono individuati  quasi come “distretti digitali”.

Insomma le imprese digitali innovative sono tante, in crescita, motivate, flessibili e competitive: è utile a qualcuno fare finta che non esistano? No, tanto che anche il Ministro alla cultura e turismo Massimo Bray ha dichiarato “Dovevamo contare di più su di voi, imprese digitali. Abbiamo sbagliato tanto ma siamo ancora in tempo. Consideratemi vostro amico.”

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