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Il progetto Confindustria per l’Italia: bella strategia di intenti, con alcuni vuoti preoccupanti

24 gennaio 2013, di Studio Giaccardi & Associati


Ieri Il Sole24Ore ha pubblicato larticolo sul progetto Confindustria per l’Italiacinque anni di tabelle di marcia e linee guida da seguire per far ripartire il motore dell’economia italiana.
Lo sguardo va all’anno 2018 quando si ipotizza che il PIL sarà aumentato di 156 miliardi di euro (al netto dell’inflazione),  il reddito pro capite di +2.617 euro e il tasso di crescita sarà pari a +3%. 

Come?
Riformare, riorganizzare e snellire sono le parole chiave delle riforme previste. 

Sicuramente una bella strategia di intenti ma con alcuni vuoti preoccupanti.

1) non si dice mai “come” mobilitare e motivare le energie del paese e delle imprese dopo 5 anni di crisi durante i quali l’intera classe dirigente locale e nazionale ha praticato il detto “a da passa’ la nuttata” e non ha strutturato alcun progetto di crescita adeguato alle sfide che il mondo ci e si pone; 

2) sembra di leggere un bel progetto ideato a inizio anni ’90, non nel secondo decennio del XXI secolo, non c’è traccia di

a) cultura digitale e sistemi digitali,
b) Europa 2020,
c) turismo world wide che raddoppia gli arrivi anche in Europa entro il 2020, 
d) womenomics e peso delle donne nell’impresa e nelle istituzioni, 
e) green economy e smart city per riprogettare la vita delle persone con modalità sostenibili anche a livello economico individuale,
f) abbattimento dei costi delle grandi utilities a gestione pubblica (energia, trasporti) e privata (autostrade, Alitalia) che continuano a lievitare i prezzi senza alcun senso al di fuori dei loro pingui bilanci e a discapito dei cittadini, 
g) costi delle banche (non solo della ristrettezza del credito) che come fossero esattori aumentano i prezzi dei loro servizi unilateralmente, etc.

Ora, abbiamo una domanda: Confindustria è una grande e importante organizzazione, ma quand’è che comincerà a fare innovazione anche dei propri comportamenti e contenuti?

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